.

.

giovedì 23 novembre 2017

Pensioni, la Cgil dice no al governo e annuncia mobilitazione il 2 dicembre. SI-Possibile: noi ci saremo

L’ultima proposta avanzata dal premier Gentiloni al tavolo sulle pensioni è stato bocciato dalla Cgil che l’ha definita “insufficiente”, proclamando una mobilitazione generale per il prossimo 2 dicembre.  «Confermiamo un giudizio di grande insufficienza del testo che oggi il governo ha prodotto, coi suoi impegni rispetto alla legge di bilancio. La vertenza previdenziale è aperta e lo ribadiremo con grande forza e per sostenerla la Cgil indice per il 2 dicembre una prima mobilitazione», ha detto la segretaria Susanna Camusso.  Si è trattato, ha spiegato la sindacalista di «un confronto che si è mosso dentro uno schema di risorse strette» e il governo «continua a muoversi per deroghe, attraverso piccoli interventi che rende incerto il sistema previdenziale».
«Il governo e il Pd non vogliono discutere né come si fermano i licenziamenti ingiustificati, Art. 18, né di come si cambiano le pensioni per tutelare i giovani e fermare l’innalzamento dell’età pensionabile. Il 2 dicembre saremo al fianco della Cgil», scrive su Twitter il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Giorgio Airaudo.
Per Stefano Fassina deputato di SI-Possibile e responsabile nazionale per economia e lavoro «Sulle pensioni, il Governo continua a far finta di non capire le drammatiche iniquità derivanti dalla Legge di Stabilità del 2011. Anche dopo i ritocchi di oggi, le proposte presentate alle organizzazioni sindacali sono largamente inadeguate e le regole per il pensionamento rimangono insostenibili sul piano sociale. Le esclusioni individuate sono marginali rispetto alla platea di quanti, in base a condizioni sociali e occupazionali, hanno aspettative di vita significativamente inferiori alla media».

Yemen. Rimuovere subito l’embargo

In una nota congiunta, Unicef, Programma alimentare mondiale e Organizzazione mondiale della sanità hanno lanciato l’allarme: “migliaia” di persone moriranno se l’embargo non verrà tolto. Il Segretario generale delle Nazioni Unite si dice “affranto dalle scene viste nel Paese”
fonte: per la pace
da: Nena news
Tre agenzie dell’Onu hanno chiesto ieri alla coalizione militare a guida saudita di rimuovere l’embargo imposto sullo Yemen perché potrebbe causare la morte di “migliaia di persone”.
In un comunicato congiunto, i responsabili del Programma alimentare mondiale, dell’Unicef (agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia) e dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno lanciato l’allarme: se non si riaprono i porti attualmente chiusi dalla coalizione, il numero di persone a rischio carestia potrebbe passare dai 7 milioni attuali a 10,2. “Il costo di questo embargo è misurato nel numero di vite che sono state perse. Inviamo un altro appello urgente affinché la coalizione permetta l’ingresso di aiuti nel Paese dove è in corso la peggiore crisi umanitaria al mondo” si legge nel documento firmato da David Beasley, Anthony Lake e Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Senza carburante – scrivono le tre agenzie – la catena del freddo dei vaccini, i sistemi di rifornimento d’acqua e gli impianti di trattamento delle acque reflue smetteranno di funzionare. E senza cibo e acqua potabile, il rischio carestia aumenta ogni giorno che passa”. Secondo l’Unicef, le scorte di carburante nel Paese potrebbero durare per soli altri 20 giorni.

NASCE LA PESCO COSTOLA DELLA NATO

fonte: change.org
Dopo 60 anni di attesa, annuncia la ministra della Difesa Roberta Pinotti, sta per nascere a dicembre la Pesco, «Cooperazione strutturata permanente» dell’Unione europea nel settore militare, inizialmente tra 23 dei 27 stati membri.
Che cosa sia lo spiega il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Partecipando al Consiglio degli affari esteri dell’Unione europea, egli sottolinea «l’importanza, evidenziata da tanti leader europei, che la Difesa europea debba essere sviluppata in modo tale da essere non competitiva ma complementare alla Nato».

lunedì 20 novembre 2017

Il documento dell’assemblea nazionale

Il Congresso di Rimini ci ha consegnato il mandato di costruire un partito di sinistra, che determinasse le condizioni per la presenza di un quarto polo alle elezioni politiche del 2018.
Partivamo da una lettura della condizione sociale del paese e dell’Europa, che metteva in evidenza l’esplosione delle disuguaglianze, l’impoverimento diffuso, la crescente marginalizzazione di milioni di donne e uomini, fino alla loro esclusione di fatto dai diritti connessi alla cittadinanza.
Pensavamo in particolare alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti, colpiti da leggi che estendono e rafforzano la precarietà, a quelli autonomi, ridotti sempre più spesso a accessori terminali della catena di produzione del valore, ai disoccupati e ai migranti, su cui si scaricano con violenza tutte le contraddizioni della globalizzazione.
Nè ci sfuggiva il nesso profondo fra esclusione sociale e processi generali e locali di decadimento ambientale, di cui ogni giorno soffriamo le conseguenze in termini di inquinamento, desertificazione, alluvioni e altre calamità naturali.

Studenti in piazza contro Legge di bilancio e Alternanza. Hanno ragione loro

Gli studenti hanno ragione. Non c’è da sorprendersi che il mondo della scuola reagisca all’ennesimo schiaffo rappresentato dalla legge di bilancio e si ribelli a un’alternanza scuola lavoro che troppo spesso si traduce in sfruttamento.
A fronte dello scandalo dei bambini esclusi dalle mense perché le famiglie non possono pagarle; al peso sempre più insostenibile dei costi dell’istruzione (dai libri ai trasporti), cui si aggiungono quelli dei percorsi di alternanza scuola lavoro; alla sostanziale generalizzazione dei contributi volontari richiesti alle famiglie per sopperire all’assenza di risorse; a fronte di una dispersione scolastica che rimane tra le più alte in Europa, la maggioranza di Governo di nuovo elude la questione del diritto allo studio. Cioè la garanzia di un diritto costituzionale.
E non è l’unico dei capitoli elusi: sono del tutto insufficienti le risorse stanziate per la scuola e non si affrontano esigenze irrimandabili da un piano pluriennale di assunzioni per docenti e personale tecnico amministrativo per risolvere davvero l’eterna sacca di precariato, a quella di introdurre l’organico di potenziamento nella scuola dell’infanzia.
Contemporaneamente il MIUR appare sordo rispetto all’allarme posto dagli studenti, dal mondo della scuola e da Sinistra italiana più volte rilanciato, sulle derive di questa alternanza scuola lavoro. Le esperienze di alternanza squalificate, non inerenti ai percorsi di studio o addirittura pericolose sono all’ordine del giorno e affollano le notizie di cronaca. E’ incredibile che a tutto questo dal Ministero venga una risposta di maquillage, interessata a modificare il racconto sull’alternanza e non la realtà dell’alternanza. Perché questo sembrano gli “Stati generali dell’alternanza” promossi dalla Ministra Fedeli, tutti tesi all’esibizione delle buone pratiche e poco interessati ad affrontare le gravi criticità che stanno esplodendo.
Eliminare l’obbligo delle 400 o 200 ore di alternanza scuola lavoro previste dalla brutta scuola di Renzi e Giannini, sancire e garantire i diritti delle studentesse e degli studenti, garantire la qualità delle esperienze di alternanza selezionando i soggetti ospitanti in base a criteri che ne assicurino la qualità e capacità formativa. Su questo continuiamo a sfidare la Ministra.
Claudia Pratelli
scarica il volantino: No all’alternanza scuola-lavoro 

World Children’s Day

Il 20 novembre è la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. A Torremaggiore (Foggia) marcia della pace
fonte: per la pace
Si celebra il 20 novembre la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, un’occasione fondamentale per diffondere principi importanti come il rispetto dell’identità del bambino, della sua privacy e della sua dignità. Il Trattato nel 1989 ha stabilito i diritti del bambino e vincolato i 194 Stati che l’hanno ratificato a rispettarli.

La Fondazione Faiznia e Cenzino da sempre attivi su questo tema ed hanno a cuore i diritti dei più piccoli. Dopo la 56. Biennale di Venezia che ha rappresentato una opportunità educativa, volta a sensibilizzare anche i bambini nel sentirsi partecipi e protagonisti delle scelte di solidarietà e sostenibilità, che competono a tutti i cittadini del Pianeta.

Per promuovere il coinvolgimento delle scuole e dei bambini abbiamo organizzato a Torremaggiore (Foggia) la Marcia per la Pace e i Diritti dell’Infanzia:

Ore 09:30 ritrovo in Via Enrico de Nicola, 10 (nei pressi della Chiesa Maria Santissima della Fontana a Torremaggiore (Foggia):

Ore 10:30 partenza della marcia dei bambini con il lenzuolo di pace con tappa intermedia al Municipio e dibattito alla Sala del Trono al Castello Ducale per il sostegno del diritto allo studio “Ogni bambino ha diritto all’istruzione di qualità” (art. 28 della convenzione).

Ore 11:00 Dibatitto “Illuminiamo il futuro” con il Sindaco Lino Monteleone, l’Assessore alla Cultura Mariapia Zifaro, Francesco Fortinguerra, gia Consulente delle Nazioni Unite, Enza delli Carri per Save the Children, Salvatore Spinelli per Libera, Domenico Scopelliti Ambasciata di Pace, Mimmo Digioia VAS Verdi Ambiente e Società

Ore 12:00 Visita mostra “Wait”

“In questo momento storico – dichiara Francesco Fortinguerra, già consulente della nazioni unite – tutti noi abbiamo la responsabilità di diffondere una cultura dell’incontro capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo”.

domenica 19 novembre 2017

Povertà, in Italia giovani più penalizzati

Rapporto 2017 di Caritas Italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia, presentato a Roma. “In Italia, un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta. Nel 2007 si trattava di appena un giovane su 50”
fonte: per la pace
da: Redattore sociale
Non solo l’Italia, anche l’Europa è lontana dall’obiettivo di ridurre in modo drastico la povertà entro il 2020 e a soffrirne oggi più di tutti, sia sul nostro territorio che su tutto il continente, sono maggiormente i giovani. È quanto denuncia il Rapporto 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia “Futuro Anteriore”, realizzato da Caritas italiana e presentato questa mattina a Roma nella sede dell’Associazione stampa estera in vista della prima Giornata mondiale dei Poveri del 19 novembre. I dati del Rapporto ci confermano che, rispetto al passato, ad essere maggiormente penalizzati dalla povertà economica e dall’esclusione sociale non sono più gli anziani o i pensionati, ma i giovani, spiega il rapporto. “Il futuro di molti giovani in Italia non è serenamente proiettato verso l‘avvenire. Siamo di fronte ad una sorta di futuro incompiuto, venato da difficoltà e arretratezze. Un “futuro anteriore” appunto, in cui si guarda al futuro ma con lo sguardo rivolto al passato”. Don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, nell’introduzione del rapporto, non nasconde la propria preoccupazione. “Il confronto tra i diversi paesi dell’Unione Europea penalizza fortemente l’Italia – scrive Soddu -: siamo il terzo paese dell’Unione ad aver incrementato il numero dei giovani in difficoltà, che dal 2010 al 2015 sono passati da poco più di 700 mila a quasi 1 milione. La crisi economica ci lascia un piccolo “esercito” di poveri, superiore per entità a quello della popolazione di un’intera regione italiana”.

sabato 18 novembre 2017

La parabola del signor Tentenna

fonte: Left
di: Luciano Belli Paci
Giuliano Pisapia suscitò nel 2011 grandi entusiasmi, venne eletto sindaco per meriti personali ma anche sulla spinta di un diffuso clima di insofferenza verso la padronale Letizia Moratti e verso i fasti del basso impero berlusconiano, poi amministrò Milano con stile sobrio e con correttezza. E nei tempi che corrono non è poco. Tutto quello che è accaduto dopo ci conferma che non basta essere un onest’uomo per saper fare politica. Nel libro dell’Esodo Mosè è descritto come “lento di parola e di lingua”.
Peraltro, l’eloquenza non è una virtù imprescindibile per esercitare la leadership; e non lo è neppure il carisma. In politica sono però indispensabili visione, determinazione e tempismo. Basta ricordare per sommi capi il percorso di Pisapia dal 2015 in poi per constatare la mancanza di tutte queste doti. Approssimandosi la scadenza delle elezioni comunali, tutti gli uomini del suo più stretto entourage dicevano che si sarebbe ricandidato. Invece, dopo lunga suspense mediatica, un bel giorno Pisapia annunciò che, «come aveva sempre detto», non intendeva ripresentarsi per un secondo mandato. A quel punto tutti ma proprio tutti erano convinti che fosse pronto ad indicare un erede da incoronare nelle primarie del centro-sinistra.
Invece passano i mesi e il delfino non si vede; così, approfittando del vuoto, si mettono in gara l’assessore Majorino, all’insegna della continuità con la giunta arancione, e il candidato di Renzi, Beppe Sala, all’insegna della discontinuità. Il sindaco esita, è combattuto, mostra di soffrire la prospettiva della normalizzazione renziana, ma non concede il gradimento al suo assessore. In extremis cala l’asso, candidando la vicesindaca Balzani. E così compie il miracolo: si separano le acque del “popolo rosso” e nelle primarie passa Sala con un misero 42 per cento. Una frittata talmente grottesca che ancora oggi più d’uno si domanda se non ci sia stato del metodo in quella follia…

giovedì 16 novembre 2017

Fratoianni a Pd: il tempo è scaduto. Non vedo condizioni per accordo

«Hanno governato per 4 anni con la destra, hanno fatto riforme che hanno impoverito il Paese, aumentato la precarietà, hanno ridotto i diritti del lavoro, demolito la scuola, la sanità e la ricerca pubblica. Ci hanno chiamato gufi, rosiconi, partitini del 3 per cento. Oggi ci chiedono un accordo, e lo fanno rivendicando la bontà di quelle riforme dal Jobs Act alla Buona Scuola allo Sblocca Italia».
Lo afferma Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana parlando con i cronisti a Montecitorio.
«La verità è – prosegue il leader di SI – che il tempo è scaduto, non vedo proprio alcuna condizione perchè oggi la sinistra di questo Paese possa accordarsi con questo Partito Democratico».
«La sinistra torni a fare il suo mestiere – conclude Fratoianni – affrontando i problemi delle persone, nella vita reale del Paese, il contrario di quello che il Pd e la sua maggioranza hanno fatto in questi anni»

Migranti come schiavi battuti all’asta in Libia

Reportage choc della Cnn, uomini venduti a 800 euro a testa. La dura accusa dell’Onu: “L’accordo di Italia e Ue è disumano”
fonte: antimafiaduemila
di Marco Bresolin
Quanto vale la vita di un uomo? In Libia, se si tratta di un centrafricano «forte, adatto al lavoro nei campi» meno di 800 euro. Con una base d’asta di 500. Una cifra inferiore a quella spesa per arrivare fin lì, affidando il proprio destino ai trafficanti. È un agghiacciante reportage della Cnn che svela i contorni più crudi della tratta di esseri umani in Libia, dove i migranti vengono venduti all’asta come schiavi. Braccia da sfruttare al di là del Mediterraneo, non essendo più possibile buttare quei corpi su un gommone da mandare in direzione dell’Europa, dell’Italia, alla deriva.  
Il documento giornalistico arriva nel giorno della grande accusa lanciata dall’Onu per il piano che ha chiuso la rotta del Mediterraneo Centrale insieme con gli occhi di Italia e Unione Europea. Un patto “disumano” con le autorità libiche - secondo l’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu, Zeid Raad Al Hussein - che ha risolto solo l’ultima parte del problema immigrazione, quello visibile «al di qua». Sono diminuiti gli sbarchi e le vittime in mare. Ma al di là del Mediterraneo continua a succedere quello che succedeva prima. Anzi, con il blocco delle partenze, forse pure peggio.