giovedì 21 settembre 2017

Catalogna, contro la deriva autoritaria del governo spagnolo

Il referendum sull’indipendenza convocato dal governo catalano per il prossimo 1˚ di ottobre si sta trasformando in una grande questione democratica.
Per impedirne la celebrazione il governo spagnolo sta applicando una strategia autoritaria e repressiva delle libertà e dei diritti fondamentali delle cittadine e cittadini catalani minacciando penalmente sindaci, deputati, autorità pubbliche, giornalisti, perfino coloro che decidano di andare a votare  o vadano a comporre i collegi elettorali.
Il governo Rajoy annuncia il commissariamento delle finanze della Generalitat catalana. La polizia entra negli edifici del Governo catalano, arresta alcuni rappresentanti importanti della Generalidad, entra nelle redazioni dei giornali, sospende manifestazioni, chiede l’identificazione di partecipanti e organizzatori, sequestra materiale di propaganda referendaria.

Oggi Giornata internazionale della Pace

Il 21 settembre si celebra la Giornata internazionale della Pace. Il tema è “Insieme per la pace: rispetto, sicurezza e dignità per tutti”, anche e soprattutto per tutte quelle persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie case alla ricerca di una vita migliore.
fonte: per la pace
  

Il 21 settembre si celebra la Giornata internazionale della Pace, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1981 (risoluzione 36/67).
Gli Stati membri delle Nazioni Unite, le organizzazioni regionali, le organizzazioni non governative e i singoli individui sono invitati a promuovere gli ideali della pace tra gli stati e i popoli attraverso tutti i mezzi appropriati, in particolare attraverso l’educazione.
La risoluzione 55/282 adottata dall’Assemblea Generale nel 2001 ha rafforzato la portata di questa Giornata Internazionale, chiedendo che per tutta la durata della commemorazione gli stati s’impegnino ad osservare la sospensione delle ostilità e della violenza.
Il tema di questa trentaseiesima Giornata internazionale della pace è “Insieme per la pace: rispetto, sicurezza e dignità per tutti”, seguendo lo spirito di INSIEME, un’iniziativa che ha l’obiettivo di dare maggiore rispetto, sicurezza e dignità a tutte quelle persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie case alla ricerca di una vita migliore.

L’inutile ordinanza antiprostituzione del sindaco di Firenze

fonte: liberainformazione

di: Piero Innocenti
Quando è entrato in vigore il decreto legge 20 febbraio 2017 n.14 (“Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, meglio noto come il decreto Minniti), da vari osservatori e gente comune è stato considerato la panacea dei molti problemi che, sulla sicurezza, stavano vivendo diverse città.
Certo il Ministro dell’Interno ha fatto il possibile, considerando il quadro politico attuale e l’intento di attribuire un ruolo più incisivo ai sindaci nella gestione della sicurezza nelle città, per realizzare quella “collaborazione interistituzionale per la promozione della sicurezza integrata e della sicurezza urbana”. Così, quando nell’aprile ultimo scorso il decreto è diventato legge, con alcune modifiche apportate in sede di conversione (legge 18 aprile 2017 n.48), in molti hanno immaginato che la situazione della sicurezza in generale sarebbe migliorata. E quando si parla di maggiori standard di sicurezza si fa riferimento (vedi anche la relazione illustrativa che accompagnò il suddetto decreto legge nell’iter parlamentare) ad un concetto, la sicurezza, che non deve “..più soltanto identificarsi con la sfera della prevenzione e repressione dei reati..” (la cosiddetta “prevenzione primaria”), ma deve ricomprendere anche tutti quei “..fattori di equilibrio e di coesione sociale, di vivibilità e di prevenzione situazionale connessi ai processi di affievolimento della socialità nei territori delle aree metropolitane..”.

martedì 19 settembre 2017

Fisco, Fratoianni: sanatoria? Legge non uguale per tutti. Carezze agli evasori, pugno duro con i più deboli in difficoltà

«Evidentemente la legge non è uguale per tutti: previste carezze agli evasori e pugno duro con i più deboli in difficoltà». Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni in merito alla sanatoria sul contante che il governo si appresterebbe ad inserire nella legge di bilancio.
«Nella manovra – prosegue il segretario di SI – pare vogliano inserire l’ennesimo condono per chi ha stipato denaro in contanti (sulla cui provenienza sarebbe lecito nutrire qualche dubbio…) in qualche paradiso fiscale». «Si tratterebbe solo ed esclusivamente – conclude Fratoianni – di uno schiaffo per tutti quei dipendenti, pensionati e lavoratori, che pur avendo gli stipendi più bassi di Europa, pagano fino all’ultimo centesimo».

Più affamati nel mondo

Dopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento. Guerre e cambiamenti climatici tra le cause.
fonte: per la pace
da: osservatore romano
Dopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento.
Lo afferma il nuovo rapporto annuale dell’Onu sulla sicurezza alimentare e nutrizione mondiale, precisando che lo scorso anno ha colpito 815 milioni di persone, l’11 per cento della popolazione mondiale.
Tra le cause, ci sono innanzitutto le guerre e i cambiamenti climatici.
Inoltre, molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone in tutto il mondo.
L’aumento — 38 milioni di persone in più rispetto al 2015 — è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti ma anche alle conseguenze legate al clima come la siccità.
Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni — rileva The State of food security and nutrition in the world 2017 — sono sottosviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico (il peso non è adeguato rispetto all’altezza). Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e del cambiamento climatico, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.
Il rapporto è la prima valutazione globale dell’Onu sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale. «Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione», hanno dichiarato, nella prefazione comune al rapporto, i responsabili delle agenzie Onu che lo hanno redatto. «Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione», hanno affermato gli esperti.

PER COMBATTERE IL FASCISMO MEGLIO COSTRUIRE CHE CANCELLARE

fonte: libertà e giustizia
di: Tomaso Montanari
Il potere dei monumenti appare oggi inversamente proporzionale al potere della politica. Lo suggeriscono le dichiarazioni con cui vari esponenti del Partito democratico propongono di cancellare le iscrizioni dei monumenti fascisti. Ieri il deputato Emanuele Fiano ha espresso il suo consenso (poi derubricato a una meno impegnativa neutralità) rispetto alla proposta di Luciano Violante di abradere la scritta «Mussolini Dux» dall’ obelisco del Foro Italico.
Il parallelo con quanto accade negli Stati Uniti non regge. Lì a chiedere, o ad attuare, l’ abbattimento delle statue dei generali sudisti e dei politici schiavisti è una agguerrita opposizione civica che contesta un presidente che, in modo inaudito, simpatizza con quella terribile storia. È Trump, insomma, ad aver ridato forza e vita a quelle statue: e chi le abbatte cerca di abbattere Trump, almeno in effigie. Un fenomeno comprensibile, anche se pieno di contraddizioni e di pericoli, come ha ben spiegato Ian Buruma.
Ma da noi è, paradossalmente, il contrario: sono uomini del partito di governo a dichiarare di voler mettere le mani sui monumenti.
Ora, l’architetto Fiano e i suoi colleghi dovrebbero sapere che si tratta di monumenti tutelati dalla legge e dalla Costituzione repubblicana, e che dunque chi li manomettesse commetterebbe un reato. E, soprattutto, un partito di governo che proponga di mutilare i monumenti (per quanto nobile sia l’ obiettivo finale) trasmette un messaggio di impotenza: di una politica ridotta a propaganda. Perché i governi democratici, a differenza di quelli autoritari, non praticano l’ iconoclastia: essi hanno il dovere di utilizzare strumenti ben più potenti e appropriati.

Appello #ADALTAVOCE

fonte: libera
Cinque anni fa, attraverso la modifica costituzionale dell'art.81 imposta dalla governance europea e accettata supinamente da quasi tutto il parlamento, sono state "legalizzate" nel nostro paese le politiche di austerità. Le diverse culture che hanno dato vita alla Costituzione sono state schiacciate da una solo punto di vista, quello liberista.

A distanza di 5 anni sempre più realtà sociali e cittadini si rendono conto che le politiche di austerità introdotte con il pareggio di bilancio non ci mettono nelle condizione di rispettare l'impegno di garantire i diritti fondamentali. Prima l'economia e la finanza e poi se avanza i diritti. L'intangibilità umana che rappresenta il fine ultimo della nostra Carta, subordinato alle priorità di banche e finanza. Un attacco mai visto al cuore della nostra democrazia. Di cui oggi ne intuiamo gli esiti. Siamo entrati in regime di "universalismo selettivo" come ci ha detto il governo, comunicandoci che a parità di diritti lo Stato non può soddisfarli tutti, ma solo in parte.

In base a questi "principi" è stato tagliato il 90% il Fondo Nazionale Politiche Sociali e siamo gli unici a non aver introdotto una misura di sostegno al reddito come chiediamo da tempo attraverso la campagna per il "reddito di dignità". Le politiche sociali, gli investimenti per il lavoro, la scuola pubblica, la sanità, la casa, la difesa del territorio, non sono prioritari e soprattutto ci viene raccontato che non ce li possiamo più permettere. La democrazia come variabile di costo!

Dossier fotografico sul consumo di suolo agricolo in Lombardia

fonte: lombardia.legambiente.it
Dal dopoguerra dimezzata la superficie agricola per ogni cittadino
Dal dopoguerra ad oggi, la superficie agricola utilizzata è calata di quasi il 30%: erano circa 1,4 milioni di ettari nel 1955, sono oggi meno di un milione di ettari. Il dato è legato a un duplice fenomeno: l’abbandono delle terre marginali e montane, verificatosi in particolare tra gli anni ‘60 e ‘80, e l’urbanizzazione del territorio agrario, sviluppatasi lungo l’intero periodo e in particolare negli ultimi decenni.

Elezioni Sicilia, Fava e la parola mafia: ''Non parlarne è reticenza ingombrante''

Presentato il simbolo “Centopassi per la Sicilia”
fonte: antimafiaduemila
di Aaron Pettinari
“Ci sono delle parole marginalizzate, taciute, quasi espulse. Non sono io a dover parlare del peso che le organizzazioni criminali hanno sul piano sociale, economico e politico in questa terra. Tuttavia il fatto che di questo non si parli oppure che si affronti il tema come se la battaglia fosse stata risolta, come se la Sicilia fosse una terra liberata dalle mafie e dalle organizzazioni criminali dove la politica è libera di potersi esprimere in totale libertà non è corretto. E’ una questione che ha a che fare con la limpidezza e con la trasparenza e questa esclusione che viene fatta durante la campagna elettorale mi sembra una reticenza ingombrante”. Claudio Fava, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia per la sinistra chiarisce subito il suo pensiero nel giorno in cui presenta il simbolo della lista a suo sostegno durante la conferenza stampa a Palermo. “Cento passi per la Sicilia” è scritto in evidenza sopra alla scritta “Claudio Fava presidente”. Un chiaro richiamo a quei cento passi che separavano la casa a Cinisi di Peppino Impastato da quello del mandante del suo assassinio, il boss Tano Badalamenti. Accanto a lui Ottavio Navarra, suo vice e gli esponenti dei partiti della sinistra: Mdp, Prc, Si, Verdi.

sabato 16 settembre 2017

E’ catastrofe per i rohingya

Appello del segretario generale delle Nazioni Unite in difesa della minoranza rohingya in Myanmar
fonte: per la pace
da: Osservatore romano
La situazione umanitaria in Myanmar «è catastrofica». Lo ha detto il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, incontrando ieri i giornalisti al Palazzo di Vetro di New York alla settantaduesima Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Lancio un appello alle autorità del Myanmar a sospendere le attività militari e le violenze, e a riconoscere il diritto a chi ha lasciato il paese a tornare», ha aggiunto nel corso della conferenza stampa.
Alla domanda di un giornalista se fosse certo che contro i rohingya sia in corso una «pulizia etnica», il segretario generale dell’Onu ha replicato: «Quando un terzo della popolazione rohingya ha dovuto abbandonare il paese, si può trovare una parola migliore per descrivere quanto sta accadendo?».
La denuncia di Guterres segue quella dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein, il quale, due giorni fa, ha parlato senza mezzi termini di «pulizia etnica» contro la minoranza rohingya. A causa delle ripetute violenze e persecuzioni dell’esercito, e dei combattimenti tra soldati e ribelli musulmani indipendentisti, oltre 400.000 rohingya sono stati costretti a fuggire dallo stato occidentale del Myanmar del Rakhine e a cercare rifugio nel vicino Bangladesh.
Secondo le ultime stime, circa il 60 per cento dei profughi sono bambini.
Il numero cospicuo di persone in fuga che ogni giorno attraversano il confine ha messo sotto pressione i campi per rifugiati preesistenti in Bangladesh, con i nuovi arrivati che cercano un rifugio ovunque trovino spazio. «C’è una grave carenza di tutto, soprattutto di un tetto, cibo e acqua pulita» ha dichiarato Edouard Beigbeder, rappresentante dell’Unicef in Bangladesh.
I rohingya rimasti in Myanmar sono invece stati ammassati in fatiscenti campi profughi, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Campi che non possono lasciare senza il permesso del governo. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha, quindi, auspicato un piano d’azione per affrontare le cause alla radice della grave crisi della minoranza musulmana, chiedendo a «tutti i paesi di fare il possibile per fornire assistenza».