Si parte, con tutti, per tutti

Finalmente!

I FASE         
entro giugno – Costituzione del Comitato Nazionale Promotore
dal 1 luglio al 30 settembre – Adesione individuale al percorso; proposte e discussione sulle tesi fondamentali del soggetto politico; costituzione dei Comitati Promotori Territoriali
entro il 10 ottobre  – Votazione sul Manifesto delle idee

II FASE       
entro ottobre – Avvio del periodo congressuale
entro il 15 dicembre – Congresso fondativo

domenica 15 luglio 2018

Ronde Forza Nuova su spiaggia. Interrogazione di LeU. Fratoianni: devono essere impedite dallo Stato

«Ai primi di luglio militanti di Forza Nuova e Onr, movimento di estrema destra polacco, hanno pattugliato le spiagge di Rimini in un’operazione definita “per la sicurezza” e “conclusa con successo” secondo gli stessi esponenti di Forza Nuova che hanno rivendicato il merito di aver fatto sentire qualcuno “più sicuro e per un attimo padrone a casa propria. Gruppi fascisti e neonazisti, non possono in alcun modo avere la libertà di affermare di “sostituirsi” allo Stato nel presidiare i territori, organizzando delle vere e proprie “ronde nere” per dar sfogo ai loro sentimenti xenofobi e antidemocratici»
Lo afferma Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali che su questa vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare al governo.
” Vogliamo sapere – prosegue il leader di SI – quali iniziative intenda assumere il governo, anche attraverso le Prefetture, per monitorare, impedire e prevenire lo svolgimento di ogni manifestazione, lesiva del carattere democratico della Repubblica italiana, promossa da soggetti che non garantiscano di rispettare i valori della Costituzione, professando o praticando comportamenti dai contenuti fascisti e discriminatori di ogni genere.”
“Iniziative come quella avvenuta sulla spiaggia di Rimini – conclude Fratoianni – che hanno il solo effetto di creare un clima di paura e di scontro cavalcando falsi allarmismi, non devono più avvenire.”

Pigliaru: la Sardegna non sia terra di bombe

Il Presidente della Regione Sardegna interviene sull’ampliamento della fabbrica di armamenti di Domusnovas nel Sulcis chiedendo il rispetto delle risoluzioni Ue e della Carta Costituzionale Italiana.
fonte: per la pace
Sull’ampliamento della fabbrica di armamenti di Domusnovas, nel Sulcis, interviene in modo duro il presidente della Regione, Francesco Pigliaru.
In una nota istituzionale chiede che il governo italiano attui le risoluzioni del Parlamento Ue sull’esportazione di armi – in questo caso le bombe della Rwm Italia, casa madre tedesca – verso paesi in conflitto, come l’Arabia Saudita, con vittime tra i civili come succede da anni in Yemen.
Così si legge: “Capiamo bene che Rwm nel Sulcis significa occupazione, così come prendiamo atto dell’impossibilità di progetti di riconversione dichiarata dall’azienda, ma ciò non toglie il fatto che non vogliamo che la Sardegna sia identificata come terra da cui partono armamenti utilizzati in scenari di guerra nei quali si coinvolgono popolazioni civili e che nulla hanno a che fare con le esigenze di difesa del nostro Paese o dei nostri alleati occidentali.
Anche la produzione e l’uso di armamenti deve aver luogo nelle consapevolezza che i diritti umani vengono prima di qualunque altra cosa. Per questo è necessario che si trovino soluzioni che destinino la produzione di armi localizzata in Sardegna a finalità coerenti con la nostra Carta Costituzionale in generale, e con le risoluzioni adottate dal Parlamento europeo in tema di esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita in particolare.”

Solo chi sa servire può diventare un grande leader

fonte: libertà e giustizia
di: Maurizio Viroli
Soltanto la persona moralmente libera, vale a dire la persona che ha senso del dovere, può servire bene la Repubblica. Chi non ha senso del dovere è una persona banale o una persona d’ animo servile. Le persone banali possono obbedire con zelo e svolgere le loro mansioni con molta efficienza. Poiché non hanno convinzioni profonde sono però disponibili a servire qualsiasi regime: il terzo reich o la libera repubblica fa poca differenza.
Le persone d’animo servile sanno servire bene un uomo o alcuni uomini, non un ideale, e tanto meno la Repubblica. Tanto le persone banali quanto le persone d’ animo servile hanno l’animo meschino, spesso miserabile. Possono essere astuti, mai saggi. Sanno pensare soltanto in piccolo; non hanno la finezza intellettuale che nasce dall’ impegno a capire qualche cosa che è più importante della vita privata e familiare. Possono essere dunque burocrati di uno stato autoritario o ottimi cortigiani, mai veri servitori della Repubblica.
Per un’ altra ragione ancora soltanto le persone moralmente libere sono in grado di servire la Repubblica.
Esse sole hanno la forza interiore necessaria per assolvere compiti che comportano fatiche, delusioni e pericoli. Chi invece serve la Repubblica per interesse, cerca di evitare fatiche e pericoli e quindi verrà meno ai suoi doveri. Nei casi peggiori, ma tutt’ altro che rari, chi serve per interesse si lascia corrompere dalla promessa di un premio. Se una Repubblica può contare esclusivamente su magistrati, forze di polizia, forze armate e pubblici funzionari che agiscono per interesse, ha fondamenta assai fragili. È destinata presto o tardi a trasformarsi in una tirannide, o in un’ oligarchia, o in una democrazia corrotta.

Giulietto Chiesa: l'emigrazione non si ferma se non si cancellano le cause

fonte: antimafiaduemila
da pandoratv.it
Intervenuto a Radio Padania ospite della trasmissione Rebelot di Marco Pinti, Giulietto Chiesa analizza le politiche predatorie dell’UE e in particolare della Francia nei confronti del continente africano.

sabato 14 luglio 2018

Quanto costa chiudere i porti italiani? 564 morti in un mese

di: Erasmo Palazzotto
La nave Sea Watch è bloccata nel porto di Malta, la nave Open Arms in attesa di ripartire da Barcellona, la Acquarius a Marsiglia. Salvini ha vinto: in questo momento non ci sono navi di Ong in missione di soccorso nel Mediterraneo.
Sapete quanto ci costa tutto questo?
564 morti nel solo mese di giugno, erano stati solo 8 nel mese di maggio e con questi sono quasi 1000 dall’inizio dell’anno.
È questo il costo in termini di vite umane della chiusura dei porti del governo italiano.
Ma davvero possiamo pagare questo prezzo? Permettere che l’Italia passi alla storia come responsabile di questo genocidio e voltarci dall’altra parte?
Veramente qualcuno può pensare che il problema di questo Paese  siano le 16mila persone che sono arrivate dall’inizio dell’anno e non la barbarie ed il cinismo di chi ci governa?
Mi rifiuto di credere che questo paese non riesca a vedere cosa sta accadendo o peggio che sia diventato un paese razzista e xenofobo, un Paese che ha perduto la sua umanità.
Venerdì, se tutto va bene, salperemo con la Open Arms da Barcellona per tornare in quel maledetto tratto di mare dove sta naufragando anche la nostra civiltà. Per salvare vite umane e con esse anche noi stessi. Perché la Storia non vi assolverà per i vostri crimini, ma testimonierà che noi c’eravamo e che vi abbiamo combattuto con ogni mezzo a nostra disposizione.

Sud Sudan, civili arsi vivi e stupri su donne e bambine

In un rapporto gli investigatori delle Nazioni Unite denunciano attacchi a 40 villaggi, con 232 civili morti e stupri commessi anche su bambine.
fonte: per la pace
da: Avvenire
«Il bilancio è di 232 civili morti. I soldati governativi e le milizie loro alleate hanno attaccato 40 villaggi commettendo inaudite violenze contro uomini, donne, bambini, vecchi e disabili. Il governo del Sud Sudan e la comunità internazionale devono garantire la giustizia nel Paese».
Sono queste le dure parole pronunciate da Zeid Ra’ad al-Hussein, a capo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), rispetto all’ultimo rapporto pubblicato sul conflitto sudsudanese.
«Dal 16 aprile al 24 maggio, anziani e persone disabili sono state arse vive nelle loro case – denuncia lo studio redatto insieme alla Missione Onu nel Paese (Unmiss) –. Oltre 120 tra donne e ragazze sono state vittime di violenza di gruppo». Come è successo regolarmente in passato, lo stupro continua a essere usato come arma da guerra. Gli investigatori Onu hanno parlato persino di una «bambina di 4 anni» violentata dalle milizie filogovernative. Le violenze sono state perpetrate soprattutto nell’area di Mayendit e Leer, nello Stato settentrionale di Unity, in gran parte occupato dai ribelli. «Tali atti spesso di matrice etnica potrebbero essere giudicati come crimini di guerra», affermano gli analisti.
Il rapporto è stato diffuso in un periodo di negoziati ad alta tensione. Dal 2013, infatti, il governo del presidente sudsudanese, Salva Kiir, di etnia dinka, si sta scontrando contro le forze ribelli di Riek Machar, un nuer. Il fragile cessate il fuoco del 2015 era stato violato in poco tempo. Non si hanno invece ancora notizie precise rispetto all’esito dei colloqui in corso.
L’offerta di un posto da primo vice-presidente per Machar è stata rifiutata. «Vogliamo due delle quattro nomine di vice-presidente e il potere esecutivo e legislativo di Kiir deve essere radicalmente limitato», ha recentemente richiesto uno dei portavoce della ribellione. Sono infatti poche le speranze per una pace duratura nel Paese più giovane del mondo. Secondo le agenzie umanitarie, decine di migliaia di persone sono state uccise e almeno 4milioni di civili hanno urgente bisogno di aiuto.

Magliette rosse: perché diventino una seconda pelle

È stata un'esperienza bella, significativa e per molti versi inaspettata, quella del 7 luglio scorso, ma proprio per questo è importante farne tesoro, darle continuità. È a questo che mirano le riflessioni che voglio condividere con tutte le realtà.
fonte: libera
Una grande adesione, una grande partecipazione. Un’Italia vigile, appassionata, che esce allo scoperto e riempie le piazze materiali e virtuali per dire basta alla perdita di umanità, all’innalzamento di muri, alla rimozione della memoria e alla diffusione di menzogne. Per opporsi non alle paure – che sono un sentimento umano – ma alla loro strumentalizzazione e degenerazione in cinismo e rancore.
È stata un’esperienza bella, significativa e per molti versi inaspettata, quella del 7 luglio scorso, ma proprio per questo è importante farne tesoro, darle continuità. È a questo che mirano le riflessioni che voglio condividere con Libera e con tutte le realtà – a cui sono profondamente grato – che hanno aderito al nostro appello. Riflessioni per sostare, per guardarci dentro e guardare avanti, per procedere con passo più deciso.
Non possiamo non occuparci dei poveri
La prima riguarda un’obiezione che ho sentito fare: Libera si occupa di mafie, che c’entra con i migranti? Chi la pensa così non tiene conto di un fatto a mio avviso fondamentale. La lotta alle mafie è, nella sua stessa sostanza, lotta per la libertà e la dignità delle persone. Lotta contro le ingiustizie e le violenze. Lo abbiamo detto tante volte: se le mafie fossero una realtà solo criminale, sarebbero sparite da tempo dalla faccia di questa terra. Ma mafia vuol dire anche corruzione, collusione, appoggio politico e favore economico.

venerdì 13 luglio 2018

Ministro Salvini, lei è un miracolato: ringrazi Sergio Mattarella

fonte: antimafiaduemila
di: Saverio Lodato
La gratitudine, la riconoscenza, in politica, sono moneta rara, per non dire sconosciuta. Se non fosse così, Matteo Salvini, ministro degli interni, piuttosto che dichiararsi “sorpreso” per la telefonata del capo dello Stato, Sergio Mattarella, al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, avrebbe dovuto reagire con un ancor più laconico: “grazie”.
Un grazie di cuore, al Presidente della Repubblica. Un grazie di cuore per avere garantito l’accesso in porto italiano a una nave della guardia costiera italiana, con il suo carico dei 67 disperati. Un grazie di cuore per essersi liberato dell’ennesima patata bollente che si era ritrovata fra le mani.
Poi, magari, trascorso qualche giorno, a clima ormai rasserenato, Matteo Salvini avrebbe potuto argomentare meglio con il Quirinale, in via ufficiosa, quel suo laconico “grazie”.
Per esempio: “grazie Presidente Mattarella, per non avermi fatto fare, in via definitiva, la figura e la fine dell’imbecille”.
“Grazie Presidente Mattarella, non sapevo più che pesci pigliare. Non volevo farli sbarcare. Ma volevo che sbarcassero in manette”.
“Grazie Presidente Mattarella, mentre io cercavo qualcuno che accusasse i naufraghi del dirottamento della nave verso le coste italiane, venivo smentito in diretta dall’interno della stessa nave”.
“Grazie Presidente Mattarella, le sue parole hanno anche rassicurato i magistrati della Procura trapanese. Neanche loro, infatti, per colpa mia, sapevano più che pesci pigliare. Tanto è vero che avevo dato loro… tutto il tempo di cui avevano bisogno...”.
Se infatti Matteo Salvini, ancora oggi, è il ministro italiano degli interni, lo deve esclusivamente a quella tempestiva telefonata di Mattarella a Conte. Altrimenti, prima di ottenere l’ok all’attracco, dalla nave avrebbero dovuto aspettare il verdetto dei sondaggi, per consentire a Salvini di quantificare i nuovi voti per la Lega, per effetto della sua politica dei respingimenti, senza se e senza ma. E che fine avrebbe fatto la nave? Il mondo avrebbe riso di noi.
Sicuramente Salvini, che è intelligente, adesso avrà capito che far casino, sull’argomento, si può. Ma con giudizio.
O, come diceva Plinio il Vecchio, cum grano salis.

Foto © Imagoeconomica

martedì 10 luglio 2018

Governo, Cofferati: «Lega padrona, M5s si trascina senza proposte»

Ai Giardini Luzzati di Genova è partita la campagna nazionale di ascolto di Liberi e Uguali dal titolo ‘Lavorare meglio, lavorare tutti’. Hanno partecipato all’iniziativa il capogruppo alla Camera di LeU Federico Fornaro, il deputato di Liberi e Uguali Luca Pastorino e l’eurodeputato di Leu Sergio Cofferati

Pacifismo cercasi

Si avvicina la Marcia Perugia-Assisi e La Nuova Ecologia ha cercato di capire qual è lo stato di salute del pacifismo italiano. Lo ha fatto chiedendolo a 6 persone protagoniste del movimento per la pace, a partire dalle dichiarazioni di Gino Strada.
fonte: per la pace
di: Fabio Dessi
Del movimento pacifista italiano ce ne saremmo occupati nel prossimo numero, se non in quello ancora successivo. Con l’avvicinarsi della marcia Perugia Assisi del 7 ottobre, insomma.
La spinta a parlarne ora arriva dal rumore sollevato dalle dichiarazioni di Gino Strada. Nei giorni successivi alla rappresaglia di Usa, Francia e Gran Bretagna contro il regime di Bashar al-Assad per il presunto uso di armi chimiche ai danni dei civili siriani, il fondatore di Emergency è stato intervistato da diverse testate.
Nella trasmissione Circo Massimo su Radio Capital gli è stato chiesto dove fosse il popolo pacifista: “Non si sta mobilitando perché ormai è subentrata la frustrazione, un senso di impotenza, dato che la politica va in un’altra direzione. Si dice che la guerra è brutta finché la fanno gli altri, poi quando la fanno gli amici… Spesso a dirsi pacifista è chi poi i conflitti li fa e li sostiene”. Più diretto sul Corriere della Sera: “Il movimento pacifista è finito dopo che i politici del centrosinistra sono saltati sul carro. Poi sono andati al governo e hanno rifinanziato le missioni di guerra”.